Probabilmente chiedere alla Vita di lasciarmi in pace significa distruggere equilibri cosmici già collaudati, non saprei: che cosa posso pensare a fronte di un'attesa, finalmente ricompensata, che aveva lasciato una gioia immensa, se subito dopo torna l'angoscia a devastarmi le ore che seguono?
Perché non devo poter vivere tranquilla, perché?
La mia famiglia, finalmente felice con il piccoletto che inizia a parlottare, ripiomba nella preoccupazione più cupa che ci sia ed io con loro. Io distante, impotente, ma che ancora non riesco ad abituarmi all'idea di questa maledetta distanza, che veramente è atroce in momenti simili.
Ripercorro ogni attimo di oggi, dalla sveglia che mi ha dato il buongiorno sottotono, al mio catapultarmi in bagno per prepararmi ad uscire... il viaggio in treno, i miei giochi, il mio mare, il mio cielo. L'azzurro da sempre mi restituisce quella felicità infantile che non si spiega a parole, perché mi riempie di aria e mi rende leggera, pronta a spiccare il volo. Ed era questo che la mia mente ha fatto ad ogni stazione di fermata: un lungo e interminabile viaggio verso ogni scenario possibile di immaginazione, alla volta di un'attesa che per forza doveva dare i suoi frutti. D'altronde, l'inverno altro non è che l'attesa della rinascita di ogni ramo, pronto a lasciarsi riscoprire tra i colori di fiori sempre diversi, quanto capaci di produrre. Ebbene, la mia mente oggi sbocciava a nuova luce a ciascun episodio che si costruiva fantasiosamente nei remoti angoli del mio cuore.
Dev'essere interessante, penserete, supporre che esistano luoghi tanto lontani tra loro considerando lo spazio ridotto in cui risiedono, ma vi assicuro che ciascun polo può essere tanto distante da risultare agli antipodi persino di se stesso.
Oggi mi sento ancora sottoposta alla lente d'ingrandimento speciale che penetra la mia anima fino a squarciare anche quel velo che solitamente mi protegge dal dolore... La corazza si frantuma e i troppi pezzi, praticamente impossibili da raccogliere, restano immobili lì, a ricordarmi che sono viva e non sto vegetando.
Sono 'Viva', e trabocco di emozioni, di desiderio, di paura.
Il momento ha lasciato traccia fortissima sulle mie mani, seppur la ragione si concentri su altro. L'odore del desiderio mi resta attaccato addosso, sulla pelle, cucito ad ogni silenzio. E la paura di perderla, ancora, vige sovrana.
Perdere lei significherebbe perdere la parte buona di me stessa e non può accadere, non ancora, non deve accadere.
In preghiera.


