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lunedì 31 maggio 2010

I PENSIERI DEL GIORNO: 31 MAGGIO 2010


Desideri, speranze e aspettative si rincorrono in ogni silenzio chiuso in sorriso muto.
Si vive di sogni, dicono, ma che accade se essi restano sempre e solo tali? Ci si può richiudere in un universo ideale di pensieri in continua allerta di un sì?
Il giorno si chiude sempre con la stessa luce di pesco, sempre con lo stesso cielo immenso, sempre con la stessa umanità, che da sempre popola la mia Terra. Posso fondermi con questo suolo, se ne respiro il sapore dolce e assaporarne l'intensa passione, celata nel sudore di mille fronti chine di lavoro. Io penso, troppo forse, a come sarebbe la mia vita se porte scorrevoli mi avessero imprigionato in istanti infiniti che vivevano più di me la mia vita. E se adesso sono io, mortale ma integra, posso solo apprezzare la vivida visione che la realtà mi ha offerto della storia già remota in me: vivo così, amo così, adesso.
Come si ama, questo è il punto adesso. Ci si ama in due?? E' amore quello in cui si offre in modo univoco? Di sicuro no! Altalenando stati dell'essere, ci si rinchiude spesso in aridità vane e vacue, che non riescono mai a sopire i tormenti che mi uccidono ancora! Mi sono cucita addosso la corazza che deve proteggermi da chi insidia il mio equilibrio, ma ancora non riesco ad impedire gli impatti violenti e inaspettati: se ne fossi capace, tutto sarebbe diverso.
Ed io non sarei me stessa.
Ma prediligo il mio essere naturalmente me al mostrare la parte che non c'è: non riuscirei mai a fingermi quella che non vorrei essere! Il mondo ci obbbliga a mascherare chi siamo, ma tutto quello che nascondiamo sopravvive in ogni lacrima respinta e trattenuta.
Basta poco per la felicità, basta poco davvero, ma quel poco continua a sfuggirmi: uno strazio senza fine, che mi costringe alla sofferenza perenne, alternata a sprazi di sereno!

domenica 23 maggio 2010

I PENSIERI DEL GIORNO: 23 MAGGIO 2010


Quando il timore della libertà blocca ogni recondito impulso vitale, muore il giorno di chi immagina ancora il proprio futuro. Spegnere le luci della fantasia è un gioco comune tra chi non sa come affrontare le sfide quotidiane. E' sempre troppo facile giudicare chi non sente sulla propria anima le tracce indelebili dell'esperienza, che segna e trasforma chiunque non si pre-determini.
Complesso è cercare la voglia di reagire alle maree avverse, che osteggiano la volontà,complesso è chiudere gli occhi e fingere che tutto sia perfetto, trasportati dall'emozione fugace di un momento! Razionalizzare l'ineffabile, si può? Che riflessione... certo che no, ma sarebbe troppo semplice ignorare la logica, che invece si frappone alla serenità individuale.
Cosa sarebbe morale? Cosa invece dannoso? Posso vantarmi di aver scelto al meglio?
Posso piangere giuste lacrime quindi, perchè dovrei esser certa di non aver lasciato nulla di intentato dinanzi alle mille possibilità che avrei potuto cogliere.
Vivere la giornata, nella consapevolezza di dovere a me stessa la felicità che mi devo permettere di sentire per ogni sorriso ricevuto e per ogni pianto negato. Ogni fonte di tristezza rinnegata diviene in me condivisione della mia serenità, anche oggi, che penso a te, ormai distante, che sei riuscito a ferire quella bambina innocente che non sapeva cosa fosse la falsità. Oggi penso a te, che sei stato fondante in ogni mio stato dell'essere, formatore assoluto di perspicacia e pazienza, comprensione e assoluzione... qualità che mi hanno poi permesso di distruggere le tue colpe nel tempo trascorso da noi! Non esiste un noi ormai, ma esisto io, che riesco ancora a volerti bene e a gioire delle tue vittorie, ma tu non lo saprai mai! Non saprai quanto riesco ad amare, ancora, chi ogni giorno uccide i miei sogni, calpestando i miei desideri, non conoscerai mai cosa sono adesso, come ho imparato ad essere! Mai!
Sapevo che la vita insegna a vivere, ma ignoravo gli strumenti dei quali si servisse per i suoi insegnamenti: li ho fatti miei e adesso sono io che impogno a me stessa quanto ho appreso per non perdere più nessuna delle sfide che mi si presenteranno.
So che desidero conquistare la mia felicità e lo farò, perchè tendendo le mani al mio cielo, riuscirò a toccarne la rarefatezza, quasi priva di ossigeno, che mi trasporta nel subconscio più reale che si possa immaginare.

giovedì 13 maggio 2010

...Ancora...

Se il nuovo sfugge via, lontano da ogni attesa e recondita speranza, cosa resta se non la mia amata solitudine? Solitudine di sentire, provare a me stessa la dimensione vera che si nasconde all'umano sguardo superficiale. Una vita di attese, una vita di vuoti, una vita di silenzi attenti al più piccolo sentore di felicità, una vita matrigna, che dona attimi davvero fugaci per poi renderli ricordi agognati e remoti... E' questa l'esistenza? E' questa la vita?? Qual è il senso nascosto delle mie tragedie?? Dov'è??
Esiste una spiegazione alla rabbia di dover scegliere la solitudine? Esiste un modo per isolare l'anima da tutto questo dolore?? Se c'è, io devo trovarlo! Io devo assolutamente cercare la serenità che merito: ogni essere ha il diritto di sentirsi vivo e amato da chi è come lui.... soltanto umano!

sabato 8 maggio 2010

IL NUOVO IN ME


Baratri di sereno
inaugurano il presente;

tu nella mia vita
prendi queste mani
falle tue,
attendono un respiro.

Chiudo l'andato
troppo remoto
per la mia mente
che anela l'infinito.

Prendimi
e resteremo sospesi
nel nostro sogno,
mentre l'umano sgomento,
ignorando questo silenzio
non vivrà noi!

venerdì 7 maggio 2010

I PENSIERI DEL GIORNO: 7 MAGGIO 2010


Se l’essenza del mondo si cela in un battito d’ali, come posso pretendere di svelare gli arcani dell’uomo che si ostina a ferirsi consapevolmente? Oggi, 8 maggio 2010, seduta in treno, guardo gli ulivi colorare i prati ormai fioriti e socchiudo gli occhi, cercando di percepirne i colori con l’anima, sempre pronta ad immaginare tutto quello che ancora non vivo. Tanti quesiti affollano la mente in questo giorno, che inquieto mi trascina ancora nella tempesta cosmica dei miei pensieri. Sento, in me, germogliare speranze nuove che possono regalarmi la sicurezza che desidero da parecchio, ma della quale però ho ancora troppa paura. Paure remote hanno viaggiato nei mesi trascorsi, fino a convincermi di quanto sia difficile credere ancora in un’illusione, che mi doni, ancora, la capacità di fidarmi. Ha un senso continuare a piangere il desiderio sempre incontrastato e perennemente sconfitto di sentirmi felice? Esiste la felicità come modalità vitale? O piuttosto si deve gustare ogni attimo di fugace gioia che nutre i miei giorni?

Brancolo, senza respiro, alla spasmodica ricerca della serenità che tanto vorrei sentire. Quanta rabbia si sta accumulando in me… desidera, chiedi, anela!

Guardo la realtà che, divertita, si prende gioco di me, che continuo a fingere, simulando…

Adesso nego le mie stupide illusioni di felicità! E’ vano pensare che si possa sentire quell’amore vero, tanto sognato e agognato, vano provare a sorridere, vano stringere la mano a chi dice di volermi bene. Se asfissio i miei sentori di felicità, se stringo nel pugno ogni attimo di mancato conforto, torna quel senso di vuota paura totalizzante, che davvero mi paralizza, bloccando gli stimoli vitali che mi giungono dall’esterno.

Mi rifugio, ancora, in un sogno, nell’ultimo rimasto, che mi difende dalle ingiurie di un mondo minaccioso e tremendo, mentre fuggo lo sguardo di chi tenta di capire le mie ansie, per entrare nella mia mente… Vagheggio, folle, isolandomi dagli altri, che invece si riuniscono in gioviali feste divertenti, che animano le loro solitudini, alla ricerca di una risata inerme e troppo falsa comunque, per chi conosce se stesso come me.

lunedì 3 maggio 2010

I PENSIERI DEL GIORNO: 3 MAGGIO 2010


Scelgo, oggi come ieri, di sentire la parte più mia, che ispira me stessa nel troppo chiasso quotidiano, realizzando le innumerevoli dimensioni, nelle quali perdersi è l’oblio dei sensi. L’oblio, necessario e unico, raro per quanto inatteso, sa regolare il ricordo, che nella memoria scolpisce gli eventi, fino a scavarli nel mio cuore. Oggi, 3 Maggio 2010, viaggio a ritroso, fino alla mia parvenza di felicità che legavo all’amore, un sentimento remoto… Ritrovo noi, folli nelle nostre menzogne, noi, uniti per tutti quanti, recitare la parte, che crollò nell’esatto istante del genio folle e retorico che ha capovolto le nostre esistenze nel turbinio oscuro che ci ha sconvolto… Buio che ci ha colti impreparati, troppo sicuro tu, fragile io, ma siamo qui adesso, ognuno con quello che ha imparato: tu chissà, io sola, impaurita al solo pensiero di amare, ancora. Ecco la verità di ogni rapporto, bugie, solitudini, silenzi, bui… e quando poi rinasce la sospesa possibilità di un nuovo noi, la realtà riesce sin da subito a stroncarne la vita, perché il ciclo non si è ancora concluso! E’ trascorso un anno, e la mia distruzione ancora non si è conclusa, perché è incomprensibile il motivo per cui questo interminabile momento continui a campeggiare in me: forse avrà trovato nella mia anima il luogo prediletto, nel quale proliferare! Ed è così che…vivo!
Buio e rinuncia, coscienti, ma il vuoto resta. Un silenzio che ci si impone, mentre si piange disperati la solitudine della scelta decisa e temuta, anelata e già rimpianta, dei tempi che saranno. Si desidera quello che non ci appartiene e si ama l’ineffabile sospiro che anima i vuoti di noi. E quando la memoria, memore di dolore, blocca anche la sola possibilità di sentire, provare, vivere la felicità, cosa resta se non il bisogno? Bisogno inconsapevole di accarezzare l’infinito di un’idea, la stessa che mi permette ancora, di sognare nei miei mille letti notturni, intrisi delle emozioni che ho vissuto. Se un’emozione può decidere come coinvolgermi, saprà di sicuro restituirmi l’equilibrio: non posso perdermi, non devo concedere a me stessa il non senso, la paura del vuoto della non conoscenza. Non devo negarmi la possibilità di sentirmi appagata nell’attimo di silenzio al quale rinuncio ogni giorno, per la paura di sentirmi meno sola. Devo, dovrei, vorrei… sentimenti in contrasto… troppo netti ormai, per ignorarli…

Estremità


Ero qui con te

e tu cieco

non vedevi.


lacrime amare

nei silenzi muti

tra noi.


Il triste decoro

di tramonti isolati

avvolge quel cuore

cheto, ormai solo.


Gli occhi cercano,

dove l'anima interroga

il vuoto

ormai futuro.


Vivo desta

nel tuo caos,

rigettando noi,

ordine leggendario

troppo temuto.


Risorgi assolato buio

nella mie tempeste

violente,

mentre muoio,

ancora.