
Quando ci si dice basta, cosa conta di quanto resta? Conserviamo qualcosa nel cuore o chiudiamo per bene ogni angolino per rifuggire le possibilità anche remote di ricaduta?
Gli umani sono esseri complessi, ma preferiscono trincerarsi in barricate che impongono chiarezza a se stessi, quasi a voler giustificare le scelte che son costretti, prima o poi, a compiere. L'uomo è un animale sociale, si dice, ma di sociale cosa esiste per davvero se non l'istinto di conservazione che lo spinge ad esprimere il suo egoismo non appena qualcuno ne invade lo spazio privato? Credo sia giusto che ciascuno nutra il proprio ambito di solitudini, che ne viva l'intensità, gustandone, in ogni attimo l'appagamento che si ricava dal sapersi assolutamente liberi di decidere per sè! L'unico intoppo nel percorso verso la più assoluta delle libertà è la tendenza che abbiamo ad instaurare legami con gli altri! Diviene quindi problematico comprendere come sia più giusto incontrare gente, frequentarla e allontanarsene se il caso lo richiede... Proprio quando sentiamo il bisogno di troncare rapporti, fugaci o duraturi che siano, proviamo quel senso tutto particolare di imbarazzo per la scelta del comportamento che si debba assumere per farsi meno male. C'è chi decide di troncare in modo deciso ogni punto di relazione e chi invece crede di poter continuare ad incontrare qualcuno, ma ignorandolo. Decidiamo per noi, sempre, coinvolgendo però anche la vita altrui... chi resta coinvolto in scelte apparentemente immotivate troppo spesso non riesce a spiegare la stranezza di azioni inconsulte, che nella nostra mente hanno non solo motivazioni validissime, ma persino radici profonde che non lasciano adito a scampo. E quindi se chi sceglie si sente certo della bontà della propria volontà di iniziare un nuovo percorso, può capitare che l'altro non sia concorde e si ostini in vani tentativi di goffa sistemazione di quanto ormai non esiste nel presente.
Che rapporto lega la coerenza di una decisione con il rispetto della propria idea e l'orgoglio che vince nell'impedire di ripensare anche soltanto lontanamente alla possibilità di redenzione di quanto ci si è negati?
Coerenza, grande trovata per vincolare la mente a decisioni moralmente accettabili a livello razionale, pur deteriorando quotidianamente ogni stimolo di follia più impensato. La coerenza si fa scudo per ogni battaglia che evitiamo al nostro ego più guerresco di combattere, in nome dell'appartenenza ideale a qualcosa di assodato.
Cosa differente è il rispetto, che caratterizza il comportamento di chi è cosciente che i valori morali ai quali è stato educato siano l'unico sostentamento che permette di agire in una società tanto falsa che troppo spesso, egocentricamente, si occupa del proprio benessere, pur a discapito dell'altro che condivide gioie e sofferenze terrestri e prettamente umane.
Qual'è la linea di demarcazione che separa la coerenza dal rispetto delle proprie idee?
Il rispetto è il lasciare anche che l'altro sbagli, permettendogli di agire come preferisce, pur non condividendone nulla: si sceglie di rispettare le diversità perchè il diverso arricchisce la miseria umana, giustificandone l'errore, che però permette di accrescere la propria autocosienza. Coerenza significa non rinnegarsi, pur essendo nel torto, solo per aver aderito ad una sorta di giuramento con se stessi... Una cosa stupida praticamente se non ragionata!
E infine la pecca dell'uomo comune che non riesce ad ammettere lo sbaglio proprio perchè vincolato dalla catena dell'orgoglio che gli impedisce di raggiungere la pacificazione con un mondo che ha maltrattato, solo a causa di posizioni prese in modo totalizzante. L'orgoglio paralizza i rapporti interpersonali quasi per rendere assoluta ogni espressione di volontà, prescindendo dal momento che si vive: ci ritroviamo spessissimo nel limbo di gente assuefatta al morbo pericoloso che intristisce e sterilizza i sentimenti. Necessario è chiarire come ogni volta che tra due esseri pensanti l'orgoglio vince, inevitabilmente ci si avvicina alla vuotezza del legame: insomma, se l'orgoglio scavalca il buonsenso, ci si dovrebbe domandare se sia davvero sentito il continuare a stringersi nella vita. Che senso ci ostiniamo a leggere in omissioni di colpa che santificano il nostro operato, pur essendo palesemente sbagliato?? L'orgoglio... è il vizio sottovalutato che distrugge in silenzio!
A cosa donarsi nel mare magnum della difficoltà di vivere rapporti reali con gli alieni che ci circondano?? A quale esistenza possiamo legare il nostro atteggiamento nell'interfacciare la povertà che ci soggioga?
A questa domanda ancora non riesco a rispondere con l'esattezza mentale di chi sa essere sicuro di sè, ma solo perchè i casi della vita sono talmente strani e diversificati, che ogni volta ci sorprendono in modo inaspettato, costringendoci, talvolta, a preferire la coerenza al rispetto, pur essendo nel peccato e l'orgoglio alla chiarezza del chiedere scusa.





