Pagine

giovedì 28 ottobre 2010

I PENSIERI DEL GIORNO: 28 OTTOBRE 2010... COERENTE, ORGOGLIOSA O SOLO RISPETTOSA?


Quando ci si dice basta, cosa conta di quanto resta? Conserviamo qualcosa nel cuore o chiudiamo per bene ogni angolino per rifuggire le possibilità anche remote di ricaduta?
Gli umani sono esseri complessi, ma preferiscono trincerarsi in barricate che impongono chiarezza a se stessi, quasi a voler giustificare le scelte che son costretti, prima o poi, a compiere. L'uomo è un animale sociale, si dice, ma di sociale cosa esiste per davvero se non l'istinto di conservazione che lo spinge ad esprimere il suo egoismo non appena qualcuno ne invade lo spazio privato? Credo sia giusto che ciascuno nutra il proprio ambito di solitudini, che ne viva l'intensità, gustandone, in ogni attimo l'appagamento che si ricava dal sapersi assolutamente liberi di decidere per sè! L'unico intoppo nel percorso verso la più assoluta delle libertà è la tendenza che abbiamo ad instaurare legami con gli altri! Diviene quindi problematico comprendere come sia più giusto incontrare gente, frequentarla e allontanarsene se il caso lo richiede... Proprio quando sentiamo il bisogno di troncare rapporti, fugaci o duraturi che siano, proviamo quel senso tutto particolare di imbarazzo per la scelta del comportamento che si debba assumere per farsi meno male. C'è chi decide di troncare in modo deciso ogni punto di relazione e chi invece crede di poter continuare ad incontrare qualcuno, ma ignorandolo. Decidiamo per noi, sempre, coinvolgendo però anche la vita altrui... chi resta coinvolto in scelte apparentemente immotivate troppo spesso non riesce a spiegare la stranezza di azioni inconsulte, che nella nostra mente hanno non solo motivazioni validissime, ma persino radici profonde che non lasciano adito a scampo. E quindi se chi sceglie si sente certo della bontà della propria volontà di iniziare un nuovo percorso, può capitare che l'altro non sia concorde e si ostini in vani tentativi di goffa sistemazione di quanto ormai non esiste nel presente.
Che rapporto lega la coerenza di una decisione con il rispetto della propria idea e l'orgoglio che vince nell'impedire di ripensare anche soltanto lontanamente alla possibilità di redenzione di quanto ci si è negati?
Coerenza, grande trovata per vincolare la mente a decisioni moralmente accettabili a livello razionale, pur deteriorando quotidianamente ogni stimolo di follia più impensato. La coerenza si fa scudo per ogni battaglia che evitiamo al nostro ego più guerresco di combattere, in nome dell'appartenenza ideale a qualcosa di assodato.
Cosa differente è il rispetto, che caratterizza il comportamento di chi è cosciente che i valori morali ai quali è stato educato siano l'unico sostentamento che permette di agire in una società tanto falsa che troppo spesso, egocentricamente, si occupa del proprio benessere, pur a discapito dell'altro che condivide gioie e sofferenze terrestri e prettamente umane.
Qual'è la linea di demarcazione che separa la coerenza dal rispetto delle proprie idee?
Il rispetto è il lasciare anche che l'altro sbagli, permettendogli di agire come preferisce, pur non condividendone nulla: si sceglie di rispettare le diversità perchè il diverso arricchisce la miseria umana, giustificandone l'errore, che però permette di accrescere la propria autocosienza. Coerenza significa non rinnegarsi, pur essendo nel torto, solo per aver aderito ad una sorta di giuramento con se stessi... Una cosa stupida praticamente se non ragionata!
E infine la pecca dell'uomo comune che non riesce ad ammettere lo sbaglio proprio perchè vincolato dalla catena dell'orgoglio che gli impedisce di raggiungere la pacificazione con un mondo che ha maltrattato, solo a causa di posizioni prese in modo totalizzante. L'orgoglio paralizza i rapporti interpersonali quasi per rendere assoluta ogni espressione di volontà, prescindendo dal momento che si vive: ci ritroviamo spessissimo nel limbo di gente assuefatta al morbo pericoloso che intristisce e sterilizza i sentimenti. Necessario è chiarire come ogni volta che tra due esseri pensanti l'orgoglio vince, inevitabilmente ci si avvicina alla vuotezza del legame: insomma, se l'orgoglio scavalca il buonsenso, ci si dovrebbe domandare se sia davvero sentito il continuare a stringersi nella vita. Che senso ci ostiniamo a leggere in omissioni di colpa che santificano il nostro operato, pur essendo palesemente sbagliato?? L'orgoglio... è il vizio sottovalutato che distrugge in silenzio!


A cosa donarsi nel mare magnum della difficoltà di vivere rapporti reali con gli alieni che ci circondano?? A quale esistenza possiamo legare il nostro atteggiamento nell'interfacciare la povertà che ci soggioga?
A questa domanda ancora non riesco a rispondere con l'esattezza mentale di chi sa essere sicuro di sè, ma solo perchè i casi della vita sono talmente strani e diversificati, che ogni volta ci sorprendono in modo inaspettato, costringendoci, talvolta, a preferire la coerenza al rispetto, pur essendo nel peccato e l'orgoglio alla chiarezza del chiedere scusa.

domenica 24 ottobre 2010

I PENSIERI DELGIORNO: 24 OTTOBRE 2010... UN NUOVO CIELO!


Amore, amore, amore... quanto amore circola nel mondo... Ma soprattutto, quanti modi diversi esistono di amare??
E' possibile amare allo stesso modo, indistintamente, chi ci circonda?
Non mi riferisco, oggi, al puro amore tra fidanzati e amanti, ma anche a quello che lega gli amici: si vuol bene in relazione alle similitudini che accomunano gli animi, al grado di completezza che si raggiunge chiacchierando, alla capacità di farsi compagnia, anche restando in assoluto silenzio. Ci stringiamo agli altri, per sentirci meno soli, in un mondo che però soli ci ha visti nascere e che così ci condurrà all'ultimo nostro secondo di vita! Qualcuno mi ha chiesto un giorno il motivo per cui sentiamo la necessità di tenere la mano di qualcuno durante il percorso dell'esistenza, se in realtà eravam assolutamente soli all'inizio e lo saremo alla fine: una risposta non credo esista, se non nella sensibilità di ciascuno, che esprime, continuamente, il bisogno di sapere che qualcuno ci vuol bene, come se fossimo incapaci di farci bastare l'affetto che dovrebbe provenire da noi stessi.
In quest'ottica di appagamento personale del livello di sentimento, quale ruolo gioca l'amore uomo - donna? Possiamo permettergli davvero di riempire i nostri giorni, abbandonandoci ad esso, come molti sanno fare tanto spontaneamente?
I pensieri di questa mattina, una domenica nuvolosa, mi riportano alla realtà alternativa dei miei viaggi mentali, che spaventano chi teme di prendere il volo , scendendo nell'inconscio più buio che esiste in ognuno di noi, perchè è come scegliere, volontariamente, di bendarsi gli occhi per attraversare una grande e pericolosa autostrada!
Chi guida questo percorso? L'intuito in assoluto: non esiste una via maestra, non esiste possibilità alcuna di acquisire un passo deciso... Solo tentennando si raggiunge la meta sconosciuta che attende il nostro percorso, in una crescita mai del tutto completa.
Cos'è l'amore, se non l'illusione di qualcuno che ci accompagni in un viaggio che dovremmo compiere da soli? Non è quindi la vana speranza di ricevere, come manna, le risposte che dovremmo fornirci autonomamente, per vivere in pieno questa esistenza?
Rinuncia, rinuncia, rinuncia! Ecco cosa dovremmo ripetere alla nostra mente quando si ostina a credere che l'illusione possa reggere la verità di esistenze fondate sulla menzogna più pura... Ecco cosa bisognerebbe ricordare a chi si traveste per affrontare, quotidianamente, la bugia condivisa di sistemi macro che coinvolgono, in modo del tutto erroneo, la mente, incastrandola in reti complesse di contatti falsi, che nutrono rapporti umanamente disastrosi.
Riflessione ultima per il momento: siam sicuri che l'amore, in tutte le sue sfaccettature, sia l'universale linfa vitale? A me qualche dubbio è sorto quando lo schiaffone che la vita ha deciso di offrirmi mi ha spinta verso il basso, permettendo che le mie ginocchia sanguinassero, ma solo per imparare che rialzarsi è più appagante che procedere dritto e senza pericoli!
Ama il rischio, sfuggi la monotonia, vivi quanto meriti... questo mi vien da scrivere oggi, in questa domenica, in cui le nuvole, pian piano, stanno lasciando spazio all'azzurro di un cielo più sereno!

martedì 19 ottobre 2010

VINCERE


Sogni d'immenso,
gocce silenziose
di un dimenticato passato.

Incubi di sereni
prati immaginati
quando il solo pensare
era gioia di ritrovarsi.

Ricordi bui
di vane illusioni
mie che nutrivano
un cuore troppo sano.

Rifiuti certi
a chi possedeva
quella parte indifesa,
vivido senso di paziente attesa.

Magia di un risveglio
brusco ad una verità
che da sempre sapevo.

Distruzione lucente
per sfiorarci nell'anima
le solitudini nostre,
ormai così immense.

Vivi senza me,
stupida costruzione
di un noi irreale:
io ho vinto!

domenica 10 ottobre 2010

Ancora...


Giorni ed ore
ancora soffrono questo cuore,
ammaliato da un dolore
che si ostina a trattenere.

Un baluardo della mente,
memore del rifiuto
ancora resiste alla burrasca
che soffia in me.

Danza e sorridi,
ama e vivi
senza pagare le tue colpe...
Resto ad ammirare
il non giusto ardore divino
che mi privò dell'anima
mia.

sabato 9 ottobre 2010

I PENSIERI DEL GIORNO: 9 OTTOBRE 2010... LA VIOLENZA... 2 LIVELLI...


Oggi son qui, ma tra i miei cassetti della memoria, scelgo di socchiudere i pensieri per dar vita alla cronaca, che ha portato alla ribalta il caso di Sara, uccisa da uno zio stupratore, che con violenza inaudita le ha rubato l'innocenza della ragazzina che adesso non è più tra noi...
In momenti di efferata follia voglio sperare che l'anima della vittima si astragga dal corpo che non riesce più a governare, per risparmiare alla coscienza la vergogna di momenti simili... e mi impegno ad immaginare che la crudeltà di chi diviene carnefice sia conseguenza di attimi di irrazionalità, che impediscono alla logica e al buonsenso di comprendere quanto si stia facendo: pensare all'ipotesi che chi commetta violenza stia semplicemente rincorrendo il proprio istinto è un'idea troppo, troppo malsana per poterla far propria. Non riesco a giungere con l'immaginazione al viso che chi scatena la propria furia possa assumere nei momenti di bestialità più assoluta... non posso guardare le lacrime della purezza violata del suo candore... mi rifiuto di credere che negli interminabili secondi di violenza la vittima sia presente spiritualmente alla distruzione della propria dignità.
Ed è in un giorno comunissimo, in un mese qualunque di un anno qualsiasi, che storie tra loro distanti spesso si intrecciano in tragedie ardue solo da ricordare... poichè talmente tristi che la memoria fatica a tenerle per sè. E' più semplice dimenticare nomi, volti, date che la miseria della cattiveria umana!
Spaventa sentirsi consapevoli del fatto che i mostri che ci circondano spesso indossano vesti amiche... e camminano al nostro fianco, nascondendo i loro più reconditi desideri animaleschi, mentre ci rivolgono la parola, magari sfiorandoci, quasi casualmente, le mani... Se iniziassimo davvero a comprendere che il pericolo è vicino a noi in qualsiasi momento vivremmo, certo, con timori maggiori, ma al tempo stesso, più cautelati credo. Esiste un antidoto alla cattiveria umana? Come si respinge la malvagità di gente che desidera ferirci, se non fisicamente, molto spesso anche mentalmente?
Già, adesso far male al nemico è divenuta un'abilità, una sfida a chi sa far meglio: ci si diverte ad infilzare l'anima altrui, incuranti del dolore che si provoca... l'importante è difendere se stessi... ma nelle battaglie del quotidiano, la difesa è diversa dall'attacco... e molto più da quello tattico! Sono in troppe le anime caste e pie che usano l'attacco come miglior difesa, giustificando le proprie strategie proprio con la necessità di proteggersi dal mondo... Ma è sempre vero che schermarci da tutto faccia bene? Non si rischia di perdere la soddisfazione di aver vinto una guerra dopo averla combattuta? Restando in trincea si dimentica il gusto del mostrarsi coraggiosi a se stessi, del sentirsi forti e valorosi, poichè lo schianto, anche se doloroso, riesce sempre e comunque ad insegnarci qualcosa... a volte anche solo a vivere la propria sofferenza... ma è pur sempre la crescita del nostro ego... che nel corso degli anni si impegna, di continuo ad accrescersi ed acquisire la potenza che gli permetterà di confrontarsi con realtà in continue evoluzioni, affinchè sia sempre pronto al cambiamento.

mercoledì 6 ottobre 2010

I PENSIERI DEL GIORNO: 6 OTTOBRE 2010... ILLUSIONI LUNGHE!


Come si affronta la novità che con inaspettata forza sconvolge sciocchi equilibri che la mente si è convinta di aver raggiunto? Ogni giorno ci sforziamo, trascinando le nostre miserie, di occupare gli attimi con rimpiazzi che ci rendano sereni ricordi mai realmente esistiti...
Il tuffo negli anni che furono rivelano troppo spesso la vuota falsità in cui ho vissuto, nell'illusione pura che sentimenti unilaterali fossero la normalità: se in ogni coppia c'è il male e il bene, il più forte, che sorregge il debole, se ogni stabilità si stabilisce tra poli opposti, perchè poi mi son dovuta scontrare con la demolizione più totale di me? Non è il modo di amare che rende diversi, ma la differente quantità del sentimento stesso.
Trattenendo le palpebre socchiuse mentre si cammina con la mano in quella dell'altro, si riesce solo a proseguire un cammino che in realtà dovremmo percorrere in solitudine... qual è il senso dell'incontrare chi può accompagnarci in un viaggio che per noi è la vita? E perchè poi siamo tanto abili a fingere che il semplice trascorrere il tempo con chi necessità di aiuto sia un atto d'amore? Ci si convince, trascinando rapporti inesistenti, della bontà del passare il tempo con qualcuno, assicurandosi che la riconoscenza che si ricevere basti a riempire il cuore... e così si trastulla chi non conosce l'amore... Il debole invece, privo della consapevolezza della diversità, si rintana in quel po' di serenità che crede di aver incontrato nel dare e dare e dare ancora e ancora... e si convince che basti saper dare per potersi accontentare del sorriso che corrisponde ad ogni azione sua...
Credevo che uno sguardo potesse ricompensare quanto agitavo in me in nome di quel maledetto sentimento che svuota prima o poi il cuore.... credevo che abbandonandomi in lui avrei vissuto una pienezza, che in realtà proveniva sempre e solo da me... Convinta che fosse diverso da me, differente nel modo di esprimersi...e invece, non la modalità, ma la quantità era differente...
E quando si comprende il fallimento di una vita, la distruzione diviene totalizzante e globale e coinvolge fino al punto di strapparti davvero l'anima da quel luogo remoto in cui riposava beata...
E come si sopravvive senza un'anima capace di sentirsi apprezzata da chi dice di amarci? Come si spera ancora in un futuro che ha smarrito la bussola che sapeva indicare la direzione da intraprendere per giungere a quella meta tanto ambita?
Attraverso continue paludi, le cui sabbie mobili mi trasmettono solo l'impressione di inoltrarmi nel tragitto, per avvicinarmi all'oasi che in realtà temo di non riuscire mai a vedere, perchè risucchiata verso il basso, pian piano, dal nemico oscuro, celato nel calore che le gambe sentono da qualche mese... E quindi mi ostino a non pensare a chi mi ha distrutto, mi sforzo di guardare altrove e riesco a farlo, finchè diviene poi evidente l'abbandono e la confusine in cui ora mi ritrovo e che non lascia scampo alcuno alla speranza di ritrovare la coscienza di un me, ormai perduto in qualcosa che mai, mai è esistito se non nella mia verità parallela, protagonista del mio sogno... lo stesso che mi ha tenuta 'sveglia' per interi anni...