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giovedì 10 ottobre 2013

8 OTTOBRE 2013: I PENSIERI DEL GIORNO... TRAGEDIE

Son trascorsi giorni interi dalla notizia.
Il barcone è affondato ed erano in troppi i poveracci che avevano riposto tutte le loro speranze in un viaggio verso il loro futuro.

Ero assorta in tutte le mie faccende e non ho appreso della tragedia se non prima di sera, quando si parlava ormai già di vergogna e lutto nazionale.
Ascoltare i racconti di soccorsi e soccorritori mi ha aperto la mente ad una realtà che conoscevo soltanto lateralmente, perché in passato mi ha sfiorata.

C'è gente che lascia il proprio Paese nell'attesa di un'esistenza più dignitosa, per ambire anche alla semplice possibilità di sfamare un figlio. Ecco i pensieri del giorno.
C'è gente che muore, disperatamente, tentando di non annegare nella propria miseria e si imbarca in traversate dell'assurdo, in nome di una fiducia ingenuamente riposta nell'umano egoismo.

Oggi i nostri fratelli sono sul fondo di quel mare che amiamo per le tanto attese e agognate pause vacanziere dallo stress del lavoro... le stesse che accolgono le navi da crociera che ci accompagnano in versione turistica per le mete del nostro Mediterraneo.
Ebbene, sono quelle acque, cristalline e calde, che oggi lasciano riposare i corpi dei dispersi che hanno perso la vita durante il loro viaggio: un viaggio meno piacevole e non privo di sacrifici. Non posso tralasciare di chiedermi quanto sia costato il loro sogno. Stenti per racimolare quanto necessario a salire su quella maledetta imbarcazione, fantasie su una nuova vita, su tante esistenze risanate e storie vissute nello sconforto, che presto avrebbe visto la luce... hanno lasciato il posto a teli scuri, che avvolgono corpi esanimi e senza respiro.
Hanno smesso di guardare il cielo e ad esso si sono riuniti nell'oceano dal quale provengono.
Sono l'aria che non hanno trattenuto, l'acqua che calda li ha avvolti, la terra che ha impresso sulla loro pelle il suo profumo, il fuoco che li ha uccisi dentro nell'ardore di speranze che donava loro la certezza di essere.

Oggi piangiamo tutti una tragedia alla quale nessuno riesce a sentirsi pronto, oggi come ieri.
Ci battiamo il petto per un'indifferenza che ha lasciato cadere nell'ombra ciascuna speranza e ogni sorriso confidente.

Oggi rimpiagere il proprio egoismo è umano, ma non giustificabile.
Chiediamo perdono per l'incapacità di tendere la mano a chi di noi ha bisogno e continuiamo, ancora, a promettere di essere migliori.

Promettiamo sempre, noi.


mercoledì 2 ottobre 2013

2 OTTOBRE 2013: I PENSIERI DEL GIORNO... Caoticamente me

Sposto il senso oggi, oltre il picco dell'indifferenza e mi rivedo poco più che adolescente. Ho sfidato gli anni per poter guardare riflessa allo specchio l'immagine della donna che da sempre ho voluto essere.
Quasi 30, sentimentalmente perfettamente cresciuta e sensibilizzata all'umanità che mi contorna; ho un'anima che conosco quanto il cassetto dei miei sogni e che può risultare talmente piena di sé da apparire egocentrica.
Sfioro chi mi circonda e mi lascio amare, come la bimba che ancora pretende tutte le attenzioni della sua mamma. Ne ho anche io una, mi dico, una madre che sa volermi bene, capace di comprendere ogni imbarazzo mio, mentre lascio cadere la paura del nuovo.

Mi riscopro inibita, bloccata dalla prospettiva dell'errore. Mi risento indifesa, totalmente sprovvista di uno scudo che non riesce, nonostante tutto, a restare attaccato al mio corpo a lungo. Tutto cade e mi lascia inerme alla vita, priva della capacità di pararmi dalle sferzate delle avversità.

Oggi mi sento incattivita dall'esistenza stessa, non capita, anzi punita per l'amore che ho permesso a me stessa di lasciar andare.

Lui percorre le sue strade in assoluta solitudine, alla ricerca di un barlume di luce vera. Lui si allontana da me, accusandomi di colpe indotte. Lui è già fuori dalla mia mente e ha supplicato di tirarsi fuori dal mio cuore ad ogni sua negazione di felicità.
Dov'eri quando nel mio letto era il sonno a cogliermi? Dov'eri mentre chiedevo ascolto per me?
Eri altrove, in quel luogo irraggiungibile per me, dove l'illusione di un futuro non riusciva ancora ad infrangersi.
E così, ci hai pensato TU a rompere l'etereo che avvolgeva i miei desideri e a riportarmi alla crudezza di questo quotidiano. Sei riuscito a cambiarmi, temo.

Mi sento spietata, perché il destino lo è stato con me. Non intendo piangere una reazione ormai inutile, quanto faticosa: preferisco prendere coscienza, in queste pagine amare, di quello che è cambiato, lasciando spazio allo sguardo disincantato di chi non intende essere ancora la vittima consapevole del suo amorevole carnefice.

Ribaltiamo i ruoli: adesso sono io la dominatrice dell'anima mia e nessuno riuscirà ad oscurare una volontà che mi trascina verso il paradiso che, prima o poi, riuscirò a conquistare!