Il barcone è affondato ed erano in troppi i poveracci che avevano riposto tutte le loro speranze in un viaggio verso il loro futuro.
Ero assorta in tutte le mie faccende e non ho appreso della tragedia se non prima di sera, quando si parlava ormai già di vergogna e lutto nazionale.
Ascoltare i racconti di soccorsi e soccorritori mi ha aperto la mente ad una realtà che conoscevo soltanto lateralmente, perché in passato mi ha sfiorata.
C'è gente che lascia il proprio Paese nell'attesa di un'esistenza più dignitosa, per ambire anche alla semplice possibilità di sfamare un figlio. Ecco i pensieri del giorno.
C'è gente che muore, disperatamente, tentando di non annegare nella propria miseria e si imbarca in traversate dell'assurdo, in nome di una fiducia ingenuamente riposta nell'umano egoismo.
Oggi i nostri fratelli sono sul fondo di quel mare che amiamo per le tanto attese e agognate pause vacanziere dallo stress del lavoro... le stesse che accolgono le navi da crociera che ci accompagnano in versione turistica per le mete del nostro Mediterraneo.
Ebbene, sono quelle acque, cristalline e calde, che oggi lasciano riposare i corpi dei dispersi che hanno perso la vita durante il loro viaggio: un viaggio meno piacevole e non privo di sacrifici. Non posso tralasciare di chiedermi quanto sia costato il loro sogno. Stenti per racimolare quanto necessario a salire su quella maledetta imbarcazione, fantasie su una nuova vita, su tante esistenze risanate e storie vissute nello sconforto, che presto avrebbe visto la luce... hanno lasciato il posto a teli scuri, che avvolgono corpi esanimi e senza respiro.
Hanno smesso di guardare il cielo e ad esso si sono riuniti nell'oceano dal quale provengono.
Sono l'aria che non hanno trattenuto, l'acqua che calda li ha avvolti, la terra che ha impresso sulla loro pelle il suo profumo, il fuoco che li ha uccisi dentro nell'ardore di speranze che donava loro la certezza di essere.
Oggi piangiamo tutti una tragedia alla quale nessuno riesce a sentirsi pronto, oggi come ieri.
Ci battiamo il petto per un'indifferenza che ha lasciato cadere nell'ombra ciascuna speranza e ogni sorriso confidente.
Oggi rimpiagere il proprio egoismo è umano, ma non giustificabile.
Chiediamo perdono per l'incapacità di tendere la mano a chi di noi ha bisogno e continuiamo, ancora, a promettere di essere migliori.
Promettiamo sempre, noi.

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