
A metà tra cielo e terra e questa voglia incredibile di saltar via, allontanandomi dalla mortalità dei sentimenti, caduci in una realtà di infinita follia... Mi sollevo tra quanti distolgono lo sguardo dal proprio vuoto... per riempire se stessi della santità che non appartiene loro da sempre... Un altro Natale, un altro giorno di festa, insopportabilmente sereno di falsità bugiarde che tranquillizzano gli animi di quanti preferiscono una illusa verità. Ognuno ha il proprio bagaglio da raccontare, a cui sopravvivere, senza permettere ad alcunchè di distruggere quanto di puro può nascere in un cuore che ancora crede nel bisogno di amare. Rinchiudersi nell'attimo che sfugge alla razionale spiegazione di come si possa sentire nostalgia di qualcosa che non è mai appartenuto davvero alla propria anima distrugge la mente. Il riparo dalla sofferenza dove risiede se non nello scudo della memoria, che oppone con gran forza la propria resistenza al passato intrigante che prova di continuo a condizionare un presente da assaporare? Intingere il sogno nella miseria dell'umano sentimentalismo insegna a ripararsi dagli attacchi di chi crede esclusivamente negli interessi che lo coinvolgono... E se guardare il rosso di un cielo che ridisegna forme in un'anima silenziosa significa continuare a guardare il desiderio di immenso, il mio negarmi ancora alla stabilità che pretende di trascinarmi verso rive sconosciute è la risposta alla verità che mi vorrebbe partecipe di qualcosa non mia.
Scelgo sempre e ancora di costruire la parte di me che manca alla completezza, per salvaguardare quell'integrità che troppo detesta la menzogna...






































