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mercoledì 31 agosto 2016

31 AGOSTO 2016: I PENSIERI DEL GIORNO... Troppo è accaduto


Non ho dubbi oggi. Il nero del cielo carico di lacrime sta piangendo le vittime del terribile terremoto dello scorso mercoledì, 24 agosto.

Mio caro confidente, ne è trascorso di tempo dall’ultima volta che sono stata qui e molto è accaduto di importante.

Il 12 luglio, l’incidente ferroviario nella mia Terra è stato il primo evento a scuotere dal torpore giorni sempre uguali. Conoscevo l’impiegato delle ferrovie, era un vicino di casa, una brava persona, che in un giorno qualunque, durante un viaggio qualunque, uno dei tanti, ha incontrato la morte. Non ho avuto il coraggio di porgere le mie condoglianze alla moglie né ai suoi figli: le parole purtroppo sono vane in momenti simili. E poi i ragazzi, le mamme, i bambini. Tutti. Non c’è stato un attimo quel terribile giorno in cui non abbia stretto il mio cuore a quello della mia Terra, insanguinata da una tragedia di tale portata. Le dirette televisive hanno seguito ogni istante degli interventi, tra le lamiere che celavano i cuori ancora pulsanti dei sopravvisuti. Non sono stati attimi facili. La disperazione lasciava a tratti spazio alla gioia dei ritrovamenti di chi si è tenacemente aggrappato alla vita, ma non è bastato. Troppe anime, 23 in totale, sono volate in cielo, lasciando un vuoto indescrivibile anche in chi non le ha mai conosciute.

E poi si parla di tratta ferroviaria maledetta. In seguito ad ogni sciagura si fa il mea culpa, ma l’uomo è fatto proprio così. Riesce ad intervenire sempre dopo. Dopo gli errori si rimedia, certo. Ma chi sta ancora piangendo le proprie vittime come recupera? Impossibile farlo.

In tutto questo dolore, meno di una settimana dopo, ho vissuto uno dei giorni più belli della mia vita. Quello che sognavo da quando ero ancora l’ingenua bambina che si stupiva guardando il cielo. Tanto è cambiato, davvero troppo, anche in modo del tutto inaspettato. Ma quello mai. E non posso negare la felicità che ogni sguardo mi ha regalato quel giorno e le settimane successive durante le quali ho vissuto in una grande bolla, lontana dalle discussioni da ufficio e dai doveri  che coinvolgono la routine di chiunque. Sono stati giorni bellissimi, sui quali altro non si può dire.
E poi il ritorno alla ‘normalità’, la mia. Quella che ancora rimane esterrefatta dinanzi alla stupidità umana e alla incapacità di essere al mondo. Sono rientrata diversa. Meno accondiscendente, ma forse più matura e dedita ai miei bisogni, che devo ascoltare.

Ma non è stato solo questo.
Il 24 agosto il buongiorno è stato scandito dalla notizia tremenda del terremoto che ha sconvolto luoghi molto vicini a noi. Io dormivo e non ho avvertito assolutamente nulla, se non il profondo senso di inutilità quando ho appreso l’accaduto. Dormivano come me, nell’assoluta inconsapevolezza che per molti di loro sarebbe stata l’ultima notte su questa terra.

Da allora, una settimana fa, non ho potuto fare a meno di ascoltare più possibile le operazioni di salvataggio, che tanti volontari e operatori hanno compiuto lì. Macerie su macerie hanno riempito interi palinsesti televisivi e colonne di giornale. Molti i giornalisti, da tutto il mondo, che hanno testimoniato anche in diretta le oltre 3.000 scosse successive. Non è facile addormentarsi adesso pensando che potrebbe essere l’ultima ‘buonanotte’ che pronuncio. Non devo essere fobica, mi dico. Ma come posso fingere, con me stessa, che questa immane tragedia, che ha ucciso quasi 300 innocenti, mi lasci indifferente?
Oggi sono nelle tende tutti gli sfollati rimasti senza una casa, molti dei quali probabilmente pagavano un mutuo, esattamente come me. Ed ora si ritrovano tra la polvere che quelle pietre sgretolate hanno lasciato sui loro ricordi. Vita vissuta sepolta. Come possono andare avanti quando hanno perso praticamente il passato e il presente? Non posso immaginare il dolore dei genitori che ieri, durante la cerimonia funebre, hanno dovuto piangere i loro figli ai quali sono sopravvissuti spesso per puro caso. Questione di centimetri in casa.

Oggi, come ieri, è un altro giorno di silenzio. Un silenzio di cuore, che arrivi fino a chi non c’è più. Voglio pensare che questo temporale siano le lacrime di Dio per i suoi figli che tornano in cielo troppo presto, senza aver vissuto quello che ancora dovevano.

Signore, aiuta chi resta a credere nell’uomo e nei sentimenti. La morte non è la fine, anche se è difficile pensarlo oggi. La pioggia, a ricordarci ogni perdita, cade incessantemente anche lì, dove loro riposano adesso in tende che provano a dar loro conforto, insieme ai tanti volontari.
Perdona l’uomo e la sua malvagità, Signore, per ogni bugia pronunciata e ogni sopruso commesso, per la leggerezza e la superficialità con cui agisce. E ricordati di chi resta. E deve andare avanti.

venerdì 22 aprile 2016

22 APRILE 2016: I PENSIERI DEL GIORNO... E non ci sei più



È quando qualcuno va via che ci si sente soli.

Il tempo cambia e ci cambia, cambiano le stagioni, i colori del cielo e i profumi della strada. Ed è proprio la strada ad insegnarci quanto siamo passeggeri.

Strano pensare a come ci si possa sentir soli quando qualcuno la cui voce non abbiamo neanche mai ascoltato ci lascia e va via. Non è il senso di abbandono quello che recrimino, quanto la percezione del meno che invade l’anima.

Le vite sanno incrociarsi anche a chilometri di distanza, ma ad ogni vuoto corrisponde esattamente il silenzio delle parole non dette, che però sentiamo di dover urlare. Sei andata via troppo presto, ma i tuoi occhi dicevano molto di te e del tuo bisogno di toccare ogni emozione con mano. Ti ricorderò come la donna forte, capace di ammonire per amore e che ha lottato fino all’ultimo istante per la vita che ha tanto desiderato.

Ti ricorderò per il giudizio che sentivo aleggiare, a cui avrei voluto controbattere molte volte. E ti ricorderò ancora per un passato del quale sono riuscita persino ad essere invidiosa, ma che si è poi trasformato in un rapporto prezioso per te e per chi ha avuto l’onore di conoscerti.

Scrivo per una donna la cui mano non ho mai stretto, ma che mi sembra di conoscere da tanto, nei suoi errori e nella capacità di essere madre e moglie, restando se stessa.

Scrivo perché in questo momento il tuo dolore è anche MIO, nell’assoluta impossibilità di trovare un come per andare oltre.

Scrivo perché le mie preghiere non sono bastate, e quasi me ne sento colpevole. Ci ho creduto ogni volta che le piccole battaglie erano vinte dalla tua caparbietà, ma solo per lasciar spazio a mali più gravi, che alla fine hanno avuto la meglio.

Oggi non riesco a pensare a come un marito possa incrociare lo sguardo dei suoi figli senza rivedere in loro gli occhi di una moglie che non c’è più. Non posso immaginare il dolore di una voce che lentamente sarà dimenticata lasciando spazio al ricordo opaco di qualcosa di indistinto che diventa però soltanto Amore, con la ‘A’ maiuscola.

Non ci sono lacrime e non esistono parole che possano consolare una perdita tanto interiore per me. La vita è proprio strana. Sento di aver perso un’amica che non ho mai abbracciato, ma la cui presenza preesiste al suo nome in me.