Non ho dubbi oggi. Il nero del cielo carico di lacrime sta
piangendo le vittime del terribile terremoto dello scorso mercoledì, 24 agosto.
Mio caro confidente, ne è trascorso di tempo dall’ultima
volta che sono stata qui e molto è accaduto di importante.
Il 12 luglio, l’incidente ferroviario nella mia Terra è
stato il primo evento a scuotere dal torpore giorni sempre uguali. Conoscevo l’impiegato delle ferrovie, era un vicino di casa,
una brava persona, che in un giorno qualunque, durante un viaggio qualunque,
uno dei tanti, ha incontrato la morte. Non ho avuto il coraggio di porgere le
mie condoglianze alla moglie né ai suoi figli: le parole purtroppo sono vane in
momenti simili. E poi i ragazzi, le mamme, i bambini. Tutti. Non c’è stato
un attimo quel terribile giorno in cui non abbia stretto il mio cuore a quello
della mia Terra, insanguinata da una tragedia di tale portata. Le dirette
televisive hanno seguito ogni istante degli interventi, tra le lamiere che
celavano i cuori ancora pulsanti dei sopravvisuti. Non sono stati attimi facili. La disperazione lasciava a
tratti spazio alla gioia dei ritrovamenti di chi si è tenacemente aggrappato
alla vita, ma non è bastato. Troppe anime, 23 in totale, sono volate in cielo,
lasciando un vuoto indescrivibile anche in chi non le ha mai conosciute.
E poi si parla di tratta ferroviaria maledetta. In seguito
ad ogni sciagura si fa il mea culpa, ma l’uomo è fatto proprio così. Riesce ad
intervenire sempre dopo. Dopo gli errori si rimedia, certo. Ma chi sta ancora
piangendo le proprie vittime come recupera? Impossibile farlo.
In tutto questo dolore, meno di una settimana dopo, ho vissuto uno
dei giorni più belli della mia vita. Quello che sognavo da quando ero ancora l’ingenua
bambina che si stupiva guardando il cielo. Tanto è cambiato, davvero troppo,
anche in modo del tutto inaspettato. Ma quello mai. E non posso negare la
felicità che ogni sguardo mi ha regalato quel giorno e le settimane successive
durante le quali ho vissuto in una grande bolla, lontana dalle discussioni da
ufficio e dai doveri che coinvolgono la
routine di chiunque. Sono stati giorni bellissimi, sui quali altro non si può
dire.
E poi il ritorno alla ‘normalità’, la mia. Quella che ancora
rimane esterrefatta dinanzi alla stupidità umana e alla incapacità di essere al
mondo. Sono rientrata diversa. Meno accondiscendente, ma forse più matura e
dedita ai miei bisogni, che devo ascoltare.
Ma non è stato solo questo.
Il 24 agosto il buongiorno è stato scandito dalla notizia tremenda del terremoto che ha sconvolto luoghi molto vicini a noi. Io dormivo e non ho avvertito assolutamente nulla, se non il profondo senso di inutilità quando ho appreso l’accaduto. Dormivano come me, nell’assoluta inconsapevolezza che per molti di loro sarebbe stata l’ultima notte su questa terra.
Il 24 agosto il buongiorno è stato scandito dalla notizia tremenda del terremoto che ha sconvolto luoghi molto vicini a noi. Io dormivo e non ho avvertito assolutamente nulla, se non il profondo senso di inutilità quando ho appreso l’accaduto. Dormivano come me, nell’assoluta inconsapevolezza che per molti di loro sarebbe stata l’ultima notte su questa terra.
Da allora, una settimana fa, non ho potuto fare a meno di
ascoltare più possibile le operazioni di salvataggio, che tanti volontari e
operatori hanno compiuto lì. Macerie su macerie hanno riempito interi
palinsesti televisivi e colonne di giornale. Molti i giornalisti, da tutto il
mondo, che hanno testimoniato anche in diretta le oltre 3.000 scosse
successive. Non è facile addormentarsi adesso pensando che potrebbe essere l’ultima
‘buonanotte’ che pronuncio. Non devo essere fobica, mi dico. Ma come posso
fingere, con me stessa, che questa immane tragedia, che ha ucciso quasi 300
innocenti, mi lasci indifferente?
Oggi sono nelle tende tutti gli sfollati rimasti senza una
casa, molti dei quali probabilmente pagavano un mutuo, esattamente come me. Ed
ora si ritrovano tra la polvere che quelle pietre sgretolate hanno lasciato sui
loro ricordi. Vita vissuta sepolta. Come possono andare avanti quando hanno
perso praticamente il passato e il presente? Non posso immaginare il dolore dei
genitori che ieri, durante la cerimonia funebre, hanno dovuto piangere i loro
figli ai quali sono sopravvissuti spesso per puro caso. Questione di centimetri
in casa.
Oggi, come ieri, è un altro giorno di silenzio. Un silenzio
di cuore, che arrivi fino a chi non c’è più. Voglio pensare che questo
temporale siano le lacrime di Dio per i suoi figli che tornano in cielo troppo
presto, senza aver vissuto quello che ancora dovevano.
Signore, aiuta chi resta a credere nell’uomo e nei
sentimenti. La morte non è la fine, anche se è difficile pensarlo oggi. La
pioggia, a ricordarci ogni perdita, cade incessantemente anche lì, dove loro
riposano adesso in tende che provano a dar loro conforto, insieme ai tanti
volontari.
Perdona l’uomo e la sua malvagità, Signore, per ogni
bugia pronunciata e ogni sopruso commesso, per la leggerezza e la
superficialità con cui agisce. E ricordati di chi resta. E deve andare avanti.


