
Quando occhi silenziosi dischiudono la luce all’alba del nuovo giorno, mi ritrovo in un’anima, troppo sola, mentre cerco aneliti di vita che mi diano un senso.
Si può decidere, volontariamente, di rinchiudersi in una prigione dorata di falsità per sopravvivere alla durezza di una realtà imperscrutabile? Come si può scegliere un autolesionismo che condanni alla sofferenza cosciente di aver acconsentito allo scempio dei propri giorni? Quale pazzia permetterebbe che si rinunci alla certezza di un equilibrio, seppur precario, in favore di pochi attimi, pochi, di apparente felicità? Si può sfiorare l’anima di chi ci è accanto ritraendo il cuore per paura di restarne sconfitti? E se la follia diventasse consapevolezza di una scelta solitaria, che illumini il mio buio, squarciandone il silenzio?
Silenzi…imposti, ricercati, donati, affinché la mente riesca, purificata, a cogliere quel senso celato, gustandone il sapore vuoto dell’incosciente volontà inenarrabile, dentro me. Vano è chiedersi il perché di ogni ricerca di senso: se è vero che l’uomo tende alla ragione, io giungo ad essa, oggi, trasportata dall’emotività che in me impera sovrana.
Brancolando nei miei oscuri pensieri, riesco ancora a distinguere i bisogni dalle paure, quello che vorrei da cosa temo… Desidero l’infinito, ma mi spaventa la rarefazione di quella nube che potrebbe avvolgere i miei giorni, se solo accogliessi la possibilità che ogni serenità, vera o presunta che sia, riesca a cullare le mie notti…
Cosa vorrei per me ora?
La FELICITA’!
Si può decidere, volontariamente, di rinchiudersi in una prigione dorata di falsità per sopravvivere alla durezza di una realtà imperscrutabile? Come si può scegliere un autolesionismo che condanni alla sofferenza cosciente di aver acconsentito allo scempio dei propri giorni? Quale pazzia permetterebbe che si rinunci alla certezza di un equilibrio, seppur precario, in favore di pochi attimi, pochi, di apparente felicità? Si può sfiorare l’anima di chi ci è accanto ritraendo il cuore per paura di restarne sconfitti? E se la follia diventasse consapevolezza di una scelta solitaria, che illumini il mio buio, squarciandone il silenzio?
Silenzi…imposti, ricercati, donati, affinché la mente riesca, purificata, a cogliere quel senso celato, gustandone il sapore vuoto dell’incosciente volontà inenarrabile, dentro me. Vano è chiedersi il perché di ogni ricerca di senso: se è vero che l’uomo tende alla ragione, io giungo ad essa, oggi, trasportata dall’emotività che in me impera sovrana.
Brancolando nei miei oscuri pensieri, riesco ancora a distinguere i bisogni dalle paure, quello che vorrei da cosa temo… Desidero l’infinito, ma mi spaventa la rarefazione di quella nube che potrebbe avvolgere i miei giorni, se solo accogliessi la possibilità che ogni serenità, vera o presunta che sia, riesca a cullare le mie notti…
Cosa vorrei per me ora?
La FELICITA’!























