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lunedì 10 novembre 2014

10 NOVEMBRE 2014: I PENSIERI DEL GIORNO... Abbandonare la nave

Ancora una volta ci si chiede cosa questa vita decida per noi.
La volontà, baluardo inespugnabile di forza diventa vessillo a cui chiedo sostegno per affrontare il nuovo che conoscerò a breve.

Guardo il tempo trascorso in un posto che ormai sento mio e ripenso con malinconia ai giorni che non vivrò qui dentro, per lanciarmi in un'avventura che mi spaventa, almeno quanto mi rende curiosa.
E' strano come si impari a sentirsi padroni di una sedia, perfettamente posizionata dietro una scrivania. Ed è anomalo quanto ci si possa legare a chi nel tempo ci ha anche fatto del male.

Solo una persona superficiale non proverebbe le mie stesse emozioni adesso, mi ripeto... ma  ac he pro?
Chi mi garantisce che un po' di sana superficialità non dia benefici ad un'anima perplessa come la mia, oggi?

Siamo perennemente in corsa, verso una meta che non conosciamo mai del tutto. E durante il tragitto capita anche di perdere pezzi di sé, di superare il barbone che ha sostituito la signora maleodorante in metro... di ignorare la mano tesa, in cerca di aiuto.

Ritrovarmi tra le pagine del mio diario, a scrivere di come un saluto possa essere tanto commovente, è la prova tangibile di un cuore che non sa smettere di sentire, al di là di quanto dovrebbe.
Dovrei maturare anche in questo, per imparare ad essere leale con me stessa, riconoscendo i limiti del bisogno di sereno che mi appartiene.
Dovrei riuscire ad astrarmi dal contingente, per guardare al prossimo che arriverà.

Quanto è facile assumere impegni, per cui già in partenza si è consci di fallire.

Qui c'è già chi crede di aver assunto il mio ruolo, chi è pronto a sfilarmi la stima guadagnata in anni di fatiche... chi si è finto amico per guadagnarsi una poltrona.
E' normale, mi ripeto, che ognuno aspiri al meglio per se stesso, ma mi ripeto che oggi chi paga resto io.




mercoledì 5 novembre 2014

5 NOVEMBRE 2014: I PENSIERI DEL GIORNO... Grandi cambiamenti


E' come quando stai per girare l'ultima pagina del libro che ti ha rapito.

E' la stessa sensazione che provi quando chiudi la porta della casa in cui hai vissuto, prima di un trasloco...
è strano sentirsi tanto malinconici dinanzi ai cambiamenti epocali che ci ritroviamo a vivere quotidianamente.


Ho vissuto la speranza nata in quest'ufficio, a cui ho dato l'anima, sempre lasciando il massimo impegno... l'instancabile e volenterosa perfezionista, che ama il suo lavoro.
Le nottate e le giornate trascorse nei corridoi di un edificio ormai familiare mi hanno insegnato ad essere capace oltre il mondo accademico.
I sorrisi, le discussioni, le lacrime diventano oggi un miscuglio unico che mi annebbia il cuore dalla gioia che dovrei provare all'idea del cambiamento.

In fondo, è da qualche tempo che non desideravo altro che allontanarmi per tutte le falsità che respiravo e gli schiaffoni alla fede che ricevevo. Eppure non riesco ad accettare davvero di andar via.

Sono in una bolla di sapone enorme, che prima o poi smetterà di proteggermi dal vento che soffia intorno a me e mi lascerà alla furia di quello che accade.

E' come se guardassi il mondo da fuori, abbandonandomi agli eventi, che per quanto voluti mi risultano ancora oscuri.

Oggi sono qui fisicamente, ma i ricordi mi hanno rapita ormai da qualche giorno e li rivivo, uno per volta.
Lascio qui le mail compiaciute, quelle punitive, le paracule... lascio qui gli abbracci e i regali ricevuti, li lascio qui con il mio cuore.

Si cresce e si cambia, dicono.
Si deve rischiare per provare a migliorarsi.

Lascio qui anche le ansie pre-riunione e i nervosismi da rilascio mancato o troppo lungo nei tempi.
Lascio qui la bambina che guardava con soddisfazione ciascuna pagina che creava, alla ricerca della donna che per forza deve andare avanti.
Lascio qui i miei carichi, a chi saprà come sostituirmi.

Troppo tempo trascorso qui dentro a combattere per guadagnare la stima di chi poi mi ha apprezzata.
Troppa volontà nell'impormi nel gruppo, che mi ha amata.

Ho conosciuto modelli per la vita e altri da cui discostarmi. Ho conosciuto me stessa nelle situazioni di forti stress e ho ingoiato l'amarezza di vedermi superata dallo schifo che in questo maledetto Paese impera.

Questo capitolo si chiude lasciandomi nuda di barriere e difese dal pianto che il mio cuore non riesce a risparmiarmi.

Pronta per il nuovo.