La volontà, baluardo inespugnabile di forza diventa vessillo a cui chiedo sostegno per affrontare il nuovo che conoscerò a breve.
Guardo il tempo trascorso in un posto che ormai sento mio e ripenso con malinconia ai giorni che non vivrò qui dentro, per lanciarmi in un'avventura che mi spaventa, almeno quanto mi rende curiosa.
E' strano come si impari a sentirsi padroni di una sedia, perfettamente posizionata dietro una scrivania. Ed è anomalo quanto ci si possa legare a chi nel tempo ci ha anche fatto del male.
Solo una persona superficiale non proverebbe le mie stesse emozioni adesso, mi ripeto... ma ac he pro?
Chi mi garantisce che un po' di sana superficialità non dia benefici ad un'anima perplessa come la mia, oggi?
Siamo perennemente in corsa, verso una meta che non conosciamo mai del tutto. E durante il tragitto capita anche di perdere pezzi di sé, di superare il barbone che ha sostituito la signora maleodorante in metro... di ignorare la mano tesa, in cerca di aiuto.
Ritrovarmi tra le pagine del mio diario, a scrivere di come un saluto possa essere tanto commovente, è la prova tangibile di un cuore che non sa smettere di sentire, al di là di quanto dovrebbe.
Dovrei maturare anche in questo, per imparare ad essere leale con me stessa, riconoscendo i limiti del bisogno di sereno che mi appartiene.
Dovrei riuscire ad astrarmi dal contingente, per guardare al prossimo che arriverà.
Quanto è facile assumere impegni, per cui già in partenza si è consci di fallire.
Qui c'è già chi crede di aver assunto il mio ruolo, chi è pronto a sfilarmi la stima guadagnata in anni di fatiche... chi si è finto amico per guadagnarsi una poltrona.
E' normale, mi ripeto, che ognuno aspiri al meglio per se stesso, ma mi ripeto che oggi chi paga resto io.


