
Il silenzio rigeneratore fortifica l'anima, mentre muore la coscienza di chi interpreta la sua vita inciampando nei sogni altrui e distruggendoli. Malintesi, intrighi, sommessi desideri taciuti dalla mente che razionalmente riesce ad allontanare ogni parvenza di bene puro e serenità.
La mia verità impedisce al cuore di accontentarsi della pace beata, di cui molti vorrebbero godere, per spingersi alla ricerca della felicità più eccelsa. La serenità non basta alla vita, voglio spingermi alla ricerca dell'estasi completa, che mi trascini nel vortice di emozioni che i miei sogni ben conoscono. Una ricerca affanosa, la mia, che incastra ogni momento dell'esistenza in una continua scoperta del nuovo che mi circonda... ma non mi basta! Non mi basta mai!
Questo è il problema... è come l'infinito e incessabile bisogno di trovare la metà di qualcosa che si rifiuta di compenetrarsi alla mia essenza... o forse è la mia parte più recondita che rigetta la possibilità di avvicinarsi con lo spirito ad un'altra persona... Ma perchè rifuggo la normalità in nome di un'autonomia che difendo per me, ma al tempo stesso mi spaventa? Perchè voltare le spalle al mio desiderio stesso di sentirmi meno sola? Perchè scegliere la strada più impervia per la mia esistenza? Esiste un modo giusto di sentirsi felici? E chi può garantire che la mia felicità sia così vicina al sentire comune?
Io non riesco a confondermi con l'inutile vacuità che mi circonda, non permetterò alla coscienza ormai antica di lasciar perire il mio assurdo modo di percepire per dar spazio ad una normalità che non mi appartiene!
Vivere al di sopra dello stereotipo sociale è quanto di più naturale io avverta il bisogno ora, perchè è il sentire che profondamente mi appartiene. Il prototipo vitale della comunità mi inorridisce e gli occhi di chi mi circonda risultano sempre più falsamente ingiusti nei miei confronti. Mi si punta il dito contro, perchè la diversità, si sa, spaventa chi non riesce a comprendere e incuriosisce chi conduce i suoi giorni in modo sommessammente piatto. E' così inaccettabile non omologarsi ad una massa informe di gente che non sopporta la differenza dell'impossibile voglia di sentirsi felici?
La mia felicità non risiede in un futuro già deciso dalla società tanto perfetta in cui vivo, con chi bigottamente ha deciso che l'archetipo di famiglia unita e affettuosa sia la soluzione ad ogni solitudine esistenziale... mi rifiuto di credere che gli anni che verranno mi relegheranno ad un'esistenza buia e ingabbiata in schemi pre-determinati.
Sento di volermi donare alla vita, senza remore alcuna e così affrontare gli ostacoli che conoscerò, bloccando il mio percorso... Voglio sentirmi libera e compiacermi di ogni sospiro, di tutti gli istanti in cui la vita mi ripaga del dolore che ho già sofferto...
L'ineffabile felicità si presenta a me ed io non voglio, non posso, rifiutarla perchè incovenzionale e inconcepibile per la mediocrità...
Mi libro sui pensieri di chi si sente perfetto alla luce di una cultura che ha legiferato eticamente su una morale condivisibile dalle menti di chi si china a volontà superiori...
Io resto me stessa, imperfettamente sbagliata, ma consapevole di quanto desidero, per guardare ancora all'infinito e viverne il sussurro di un secondo...


