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mercoledì 15 febbraio 2017

15 FEBBRAIO 2017: I PENSIERI DEL GIORNO... Siamo esseri insignificanti

Siamo nullità dinanzi alla vita e ancor meno rispetto alla morte.


Siamo davvero destinati a perire dopo aver visto disgregare ogni briciolo di umanità che da sempre ci contraddistingue?


La riflessione di oggi è amara quanto la consapevolezza della solitudine che alla fine attanaglia chiunque. In effetti troppi mesi sono trascorsi, ancora una volta, dall'ultima nostra pagina.
Mesi che hanno visto grandi gioie e momenti emozionanti.


La vita che nasce è sempre qualcosa di indescrivibile, mentre oggi provo a scrivere della malattia che purtroppo sta vivendo una persona che ha condiviso con me molti dei miei momenti e che davvero mi ha dato supporto quando vedevo solo nero. Nonna.


Mia nonna è una donna forte, caparpia, ironica e responsabile. Omonima. Ha persino il mio bel nasone, o forse sono io ad avere il suo... in ogni caso, devo ammettere di somigliarle abbastanza. E forse è questo il motivo per cui la sua malattia mi coglie impreparata e mi tocca nel profondo.


Mi chiedo come sia possibile che l'età che avanza sgretoli la dignità di una donna che non temeva di guardare ad occhi alti chi la ostacolava, a lavoro, come nella vita. Oggi la nonna non è più lucida, inizia a confondere chi incontra ogni giorno e presto dimenticherà anche me, che figuriamoci le vivo 500 km distante. Si chiederà a chi appartiene la mia voce quando le parlerò al telefono, se ancora non lo fa.


Ha speso la sua vita lavorando per garantire il presente ai suoi 4 figli, dopo essere rimasta vedova a soli 26 anni. Non ha perso un giorno piangendosi addosso, è una combattente mia nonna.
Anche adesso che non ricorda più neanche la casa in cui ha vissuto.


Mia nonna è la donna che ha superato anche il dolore della seconda vedovanza, facendo forza su se stessa, fino a consumarsi del tutto. Si è curvata sotto il peso di ogni giorno vissuto da sola, ha visto le sue gonne, notoriamente grigie allargarsi... ignorando che fosse lei a rimpicciolirsi.


Oggi è una donna anziana, che ha perso il suo essere lucida e vigile. Oggi non è più neanche autosufficiente e piange, lei piange, per la vergogna della stato in cui è.


Oggi la nonna piange mentre mia madre le fa la doccia o l'accompagna in bagno, benedicendola per la sua presenza. La nonna si scusa per il fastidio che sta recando e prega Dio di prenderla con Sè.


La nonna ha ancora la voce da buona, ignara di quanto le stia accadendo e sorride quando pensa di essere ubriaca per tutto ciò che non ricorda ormai più. Lei sorride, con gli stessi occhi con cui mi parlava quando a stare male ero io. Oggi la nonna è un essere indifeso, esattamente come la mia nipotina, nata solo 4 mesi fa.


La nonna è mia nonna, non un'anziana qualsiasi.


La nonna vuole morire. Ed io non posso pensare neanche all'eventualità che ciò accade, egoisticamente, lo so.



mercoledì 31 agosto 2016

31 AGOSTO 2016: I PENSIERI DEL GIORNO... Troppo è accaduto


Non ho dubbi oggi. Il nero del cielo carico di lacrime sta piangendo le vittime del terribile terremoto dello scorso mercoledì, 24 agosto.

Mio caro confidente, ne è trascorso di tempo dall’ultima volta che sono stata qui e molto è accaduto di importante.

Il 12 luglio, l’incidente ferroviario nella mia Terra è stato il primo evento a scuotere dal torpore giorni sempre uguali. Conoscevo l’impiegato delle ferrovie, era un vicino di casa, una brava persona, che in un giorno qualunque, durante un viaggio qualunque, uno dei tanti, ha incontrato la morte. Non ho avuto il coraggio di porgere le mie condoglianze alla moglie né ai suoi figli: le parole purtroppo sono vane in momenti simili. E poi i ragazzi, le mamme, i bambini. Tutti. Non c’è stato un attimo quel terribile giorno in cui non abbia stretto il mio cuore a quello della mia Terra, insanguinata da una tragedia di tale portata. Le dirette televisive hanno seguito ogni istante degli interventi, tra le lamiere che celavano i cuori ancora pulsanti dei sopravvisuti. Non sono stati attimi facili. La disperazione lasciava a tratti spazio alla gioia dei ritrovamenti di chi si è tenacemente aggrappato alla vita, ma non è bastato. Troppe anime, 23 in totale, sono volate in cielo, lasciando un vuoto indescrivibile anche in chi non le ha mai conosciute.

E poi si parla di tratta ferroviaria maledetta. In seguito ad ogni sciagura si fa il mea culpa, ma l’uomo è fatto proprio così. Riesce ad intervenire sempre dopo. Dopo gli errori si rimedia, certo. Ma chi sta ancora piangendo le proprie vittime come recupera? Impossibile farlo.

In tutto questo dolore, meno di una settimana dopo, ho vissuto uno dei giorni più belli della mia vita. Quello che sognavo da quando ero ancora l’ingenua bambina che si stupiva guardando il cielo. Tanto è cambiato, davvero troppo, anche in modo del tutto inaspettato. Ma quello mai. E non posso negare la felicità che ogni sguardo mi ha regalato quel giorno e le settimane successive durante le quali ho vissuto in una grande bolla, lontana dalle discussioni da ufficio e dai doveri  che coinvolgono la routine di chiunque. Sono stati giorni bellissimi, sui quali altro non si può dire.
E poi il ritorno alla ‘normalità’, la mia. Quella che ancora rimane esterrefatta dinanzi alla stupidità umana e alla incapacità di essere al mondo. Sono rientrata diversa. Meno accondiscendente, ma forse più matura e dedita ai miei bisogni, che devo ascoltare.

Ma non è stato solo questo.
Il 24 agosto il buongiorno è stato scandito dalla notizia tremenda del terremoto che ha sconvolto luoghi molto vicini a noi. Io dormivo e non ho avvertito assolutamente nulla, se non il profondo senso di inutilità quando ho appreso l’accaduto. Dormivano come me, nell’assoluta inconsapevolezza che per molti di loro sarebbe stata l’ultima notte su questa terra.

Da allora, una settimana fa, non ho potuto fare a meno di ascoltare più possibile le operazioni di salvataggio, che tanti volontari e operatori hanno compiuto lì. Macerie su macerie hanno riempito interi palinsesti televisivi e colonne di giornale. Molti i giornalisti, da tutto il mondo, che hanno testimoniato anche in diretta le oltre 3.000 scosse successive. Non è facile addormentarsi adesso pensando che potrebbe essere l’ultima ‘buonanotte’ che pronuncio. Non devo essere fobica, mi dico. Ma come posso fingere, con me stessa, che questa immane tragedia, che ha ucciso quasi 300 innocenti, mi lasci indifferente?
Oggi sono nelle tende tutti gli sfollati rimasti senza una casa, molti dei quali probabilmente pagavano un mutuo, esattamente come me. Ed ora si ritrovano tra la polvere che quelle pietre sgretolate hanno lasciato sui loro ricordi. Vita vissuta sepolta. Come possono andare avanti quando hanno perso praticamente il passato e il presente? Non posso immaginare il dolore dei genitori che ieri, durante la cerimonia funebre, hanno dovuto piangere i loro figli ai quali sono sopravvissuti spesso per puro caso. Questione di centimetri in casa.

Oggi, come ieri, è un altro giorno di silenzio. Un silenzio di cuore, che arrivi fino a chi non c’è più. Voglio pensare che questo temporale siano le lacrime di Dio per i suoi figli che tornano in cielo troppo presto, senza aver vissuto quello che ancora dovevano.

Signore, aiuta chi resta a credere nell’uomo e nei sentimenti. La morte non è la fine, anche se è difficile pensarlo oggi. La pioggia, a ricordarci ogni perdita, cade incessantemente anche lì, dove loro riposano adesso in tende che provano a dar loro conforto, insieme ai tanti volontari.
Perdona l’uomo e la sua malvagità, Signore, per ogni bugia pronunciata e ogni sopruso commesso, per la leggerezza e la superficialità con cui agisce. E ricordati di chi resta. E deve andare avanti.

venerdì 22 aprile 2016

22 APRILE 2016: I PENSIERI DEL GIORNO... E non ci sei più



È quando qualcuno va via che ci si sente soli.

Il tempo cambia e ci cambia, cambiano le stagioni, i colori del cielo e i profumi della strada. Ed è proprio la strada ad insegnarci quanto siamo passeggeri.

Strano pensare a come ci si possa sentir soli quando qualcuno la cui voce non abbiamo neanche mai ascoltato ci lascia e va via. Non è il senso di abbandono quello che recrimino, quanto la percezione del meno che invade l’anima.

Le vite sanno incrociarsi anche a chilometri di distanza, ma ad ogni vuoto corrisponde esattamente il silenzio delle parole non dette, che però sentiamo di dover urlare. Sei andata via troppo presto, ma i tuoi occhi dicevano molto di te e del tuo bisogno di toccare ogni emozione con mano. Ti ricorderò come la donna forte, capace di ammonire per amore e che ha lottato fino all’ultimo istante per la vita che ha tanto desiderato.

Ti ricorderò per il giudizio che sentivo aleggiare, a cui avrei voluto controbattere molte volte. E ti ricorderò ancora per un passato del quale sono riuscita persino ad essere invidiosa, ma che si è poi trasformato in un rapporto prezioso per te e per chi ha avuto l’onore di conoscerti.

Scrivo per una donna la cui mano non ho mai stretto, ma che mi sembra di conoscere da tanto, nei suoi errori e nella capacità di essere madre e moglie, restando se stessa.

Scrivo perché in questo momento il tuo dolore è anche MIO, nell’assoluta impossibilità di trovare un come per andare oltre.

Scrivo perché le mie preghiere non sono bastate, e quasi me ne sento colpevole. Ci ho creduto ogni volta che le piccole battaglie erano vinte dalla tua caparbietà, ma solo per lasciar spazio a mali più gravi, che alla fine hanno avuto la meglio.

Oggi non riesco a pensare a come un marito possa incrociare lo sguardo dei suoi figli senza rivedere in loro gli occhi di una moglie che non c’è più. Non posso immaginare il dolore di una voce che lentamente sarà dimenticata lasciando spazio al ricordo opaco di qualcosa di indistinto che diventa però soltanto Amore, con la ‘A’ maiuscola.

Non ci sono lacrime e non esistono parole che possano consolare una perdita tanto interiore per me. La vita è proprio strana. Sento di aver perso un’amica che non ho mai abbracciato, ma la cui presenza preesiste al suo nome in me.



venerdì 23 ottobre 2015

23 OTTOBRE 2015: I PENSIERI DEL GIORNO... Quella Bambina è ancora Qui!

Stamattina si è rotto l'equilibrio che negli ultimi (30?) anni si era cementato nella sottoscritta su come le cose funzionano in una famiglia, la mia, e per tutto ciò che il sentire comune prescrive.

Avevo smesso di sentirmi inadeguata da un po', fermamente convinta che gli inadeguati fossero coloro i quali mi stavano accanto. Mi ero palesemente convinta di un'innocenza iniziale che mai mi è realmente però appartenuta.

Chi conosce vizi e virtù strettamente miei ha ben presente il rapporto di complicata conflittualità con la figura paterna, che tutte le figlie normalmente adorano.
Io, come sempre diversa dalla massa, ho preso le distanze dai luoghi comuni e ho costruito il muro di stupida difesa che credevo fosse necessario per proteggermi da un uomo che non riuscivo a capire.

Apparentemente duro e sempre orgoglioso, mi ritrovo oggi ha fare un profondo mea culpa, di coscienza proprio, ritrovando in me lo stesso orgoglio stupido nel riconoscere i miei errori. Riconosco oggi la caparbietà nell'andare oltre le difficoltà per impormi al mondo, con le unghie serrate di chi lotta sin da prima di esserne consapevole.

Ed è con questa ragionevolezza che lascio riemergere le immagini delle cene dominate dalla voce di una televisione troppo presente, mentre la bambina a tavola voleva raccontarsi... e ancora la paura di deludere lui, che pian piano è diventata stupida voglia di rivalsa, del tutto inutile... e la mancata comunicazione alla quale non riuscivo a dare spiegazione.

Tutte le mie amichette avevano un padre sempre presente e curioso di ascoltare i loro racconti, mentre il mio era troppo stanco per sentirmi. E non nego quanto abbia fatto male a quella bambina il suo silenzio. Ha covato negli anni, senza mai dar tregua ai suoi tanti dubbi e si è convinta di essere l'anatroccolo nero nel lago pieno già di cigni bianchi.

Ma veniamo a questa mattina, quando alcuni operai giù nel piazzale dell'ufficio stavano lavorando aspramente per ripristinare la copertura marmorea del pavimento. Polvere e rumori. Vento e rumori.
Quando dalla finestra all'operaio che tagliava quel marmo è stato intimato di smettere di far rumore, concesso dalle 7.30 del mattino alle 9.00... per il rispetto di chi nell'ufficio ci lavora. Gli è stato chiesto di allontanarsi per tagliare i lastroni di marmo, per poi portarli liddove dovevano essere posati.

L'operaio era mio padre 20 anni fa, stesso maglioncino e uguale stazza. Ha chiesto scusa, come se fosse impegnato in un'attività divertente e ha lasciato l'attività a metà.
Ho rivisto mio padre e ho sentito il suo malessere. E' stato uno schiaffone a quella bambina che non ha mai compreso cosa il padre facesse per mantenere la famiglia e a quale prezzo.
Umiliazione e freddo e rumori assordanti.

Mi sono vergognata per non aver compreso e anzi giudicato mio padre e mi sono vergognata per non aver mai voluto perdonare le mancanze che sicuramente sono mancate anche a lui.

Oggi chiedo perdono a me stessa per non essere riuscita ad andare oltre e a te, papà, anche se non leggerai, perché so che siamo così tanto simili che sentirai in ogni caso la mia amarezza.

R

martedì 16 giugno 2015

16 GIUGNO 2016: I PENSIERI DEL GIORNO... Via

Lascio scorrere i pensieri a casaccio oggi, senza controllare il fremito delle emozioni perennemente in contrasto che mi assalgono.

Lascio scivolare lontano da me le ansie e le paure e le noie e ancora le preoccupazioni e le solitudini.


Voglio risentirmi me.

Mi appresto a notti solitarie in un letto che amo, tra lenzuola fresche e colorate di me.

Ebbene sì, pensieri in libertà, la stessa che quotidianamente vigilo, ma che alle volte implora di restare prigionera di se stessa sola.

Stupidamente lascio sfuggire al cuore il bisogno di rinnovarsi, unico organo che decisamente sa combattermi. E ancora si arrende alla vita che caparbiamente ho scelto.

Certo, non è sempre cosa facile intraprendere un percorso, si tribola parecchio prima che la giusta via si delinii con chiarezza... e si commettono imprecisioni, sviste, cambi di rotta. Tutto voluto e necessario.

Ma quando il navigatore riesce a dare le precise indicazioni su ogni curva, tu non puoi fingere di non aver udito quella voce, solo un sordo potrebbe!
E quindi ci sono, pronta alla vita e cosciente dei sentimenti e della volontà che immancabilmente mi descrive.

Un anno pieno quello che sta iniziando, l'anno della vita, anche se lo scorso parecchio me l'ha già cambiata, la vita.
Una casa sulla testa, un nuovo lavoro, una promessa rinnovata.

Questa è la vita vera, la vita della donna che ho sempre sognato di essere e che mi soddisfa senza ombra di dubbio. Vivo percependomi viva.

La selezione naturale ha lasciato spazio alla magia del riuscire ad essere me stessa, con tutte le mie insicurezze e le scarse, ma forti, certezze che gli anni hanno costruito.
Sorrido ai furgoncini che mi salutano per strada, ma senza dar loro retta. Proseguo per la mia strada, tutti i giorni, oltrepassando il laghetto, fino alla metro più 'vicina', in cui viaggio per raggiungere il mio treno.

E anche stasera, a cena, spegnerò il cervello, aspettando che l'oblio mi accarezzi l'anima.

mercoledì 13 maggio 2015

14 MAGGIO 2014: I PENSIERI DEL GIORNO... ME

Blocco dell'autore lo chiamano, altrimenti detta difficoltà comunicativa ed epistolare. Ebbene, oggi scelgo di abbandonarla a se stessa.

Terremoti hanno devastato terre remote, mietendo vittime innocenti, mentre il pazzo pilota di un aereo ha deciso in giorno di attuare il suo folle piano per uccidere se stesso, con altri 150 inconsapevoli passeggeri.
Si sono avvicendati lutti pubblici e privati, grandiose scelte e consapevolezze e attimi di felicità pura.

Settimane trascorse a respirare la vita, mentre i giorni hanno decantato i sensi sopiti da una primavera densa di senso e profumi. Il rosa degli alberi fioriti ha lasciato spazio al verde rigoglioso di mille foglie che hanno lottato per rinascere dal secco che le attanagliava.

Maggio. Il mese che mi ha dato i natali, sa essere sempre e ancora il mio preferito. La luce, ormai padrona della giornata, al mattino accende il cuore che altro non può fare che ammirare il mare limpido. La stessa luce che, ala sera, contende alla buio della luna il suo primato.

E siamo noi, succubi e protagonisti gloriosi delle nostre scelte, a preferire il colore alla tenebra, la musica al silenzio. E se la danza del piacere sa viaggiare a fior di pelle, è pur vero che crescendo si comprende il senso di tutti i dubbi. Ci attacchiamo al presente, che sa riempire ogni istante, con la promessa di una serenità a cui aspirare è il massimo.

Il passato remoto è ormai un ricordo, le cui cicatrici a volte prudono. Gli errori sono monito di esempio. Le decisioni prese hanno lasciato segni forti nella vita di ogni giorno.

Ringrazio il mio Dio per avermi insegnato la ragione dell'accettazione di me stessa prima degli altri e dei miei difetti prima dei pregi altrui. L'autocoscienza funziona alla perfezione quando ci si inoltra lungo i sentieri impervi di conoscenze che sfuggono. Con l'autocoscienza puoi guardare altrove, distante dalle paure che affliggono l'umanità intera e privarti dunque del tuo essere finito. Quando decidi di superare il vittimismo per diventare artefice dei tuoi sbagli, comprendi quanto sia difficile recuperare le tue stronzate.

Al tempo stesso, provi la pienezza vera del sentirti a casa nel tuo corpo e nella tua mente, perché la tua anima conosce ogni centimetro di te. 
Questo è ciò che ora sto vivendo, dentro e fuori me. Finalmente me.

martedì 10 marzo 2015

10 MARZO 2015: I PENSIERI DEL GIORNO... Il tempo solo passa

Il tempo sa trascorrere senza grandi tragedie e ha imparato a migrare verso i lidi lontani e silenziosi del ricordo.

Continuo ad appropriarmi della necessaria convizione che nulla avrebbe potuto essere diverso in questa vita, me compresa.
La vita procede serena, tra più o meno grandi normalità, che rendono il quotidiano il pane di cui mi nutro.

Ho imparato il mondo durante i mesi trascorsi in attesa che la manna scendesse dal cielo a saziarmi, e sempre più ho avuto fame.
Ho dovuto riempire i miei giorni di giustificazioni e melodie, che mi hanno resa immune a tutto quello che oltre il tangibile ha continuato a vivere in me.
E mi sono scontrata, certo, con il sapore di ogni bacio mentre quel brivido non voleva andar via.

Ho ritrovato gli equilibri che avevo beatamente tralasciato, in nome di una felicità che superasse il comune senso del dovere... e ancora una volta, ho capito quanto sia necessaria la serenità del conoscersi.
Oggi alzo gli occhi al cielo e accarezzo quel battito che mi appartiene nel profondo, ogni volta che Beethoven mi dedica la sua canzone, la stessa che è diventata ormai mia.

E se Elisa non è mai esistita, io continuo ad ascoltare le note di quell'amore incompreso e tormentato, ma altrettanto profondo e irresistibile. Non si può dimenticare quello che unisce indissolubilmente due anime, anche se esse stesse scelgono di andar via.