Stamattina si è rotto l'equilibrio che negli ultimi (30?) anni si era cementato nella sottoscritta su come le cose funzionano in una famiglia, la mia, e per tutto ciò che il sentire comune prescrive.Avevo smesso di sentirmi inadeguata da un po', fermamente convinta che gli inadeguati fossero coloro i quali mi stavano accanto. Mi ero palesemente convinta di un'innocenza iniziale che mai mi è realmente però appartenuta.
Chi conosce vizi e virtù strettamente miei ha ben presente il rapporto di complicata conflittualità con la figura paterna, che tutte le figlie normalmente adorano.
Io, come sempre diversa dalla massa, ho preso le distanze dai luoghi comuni e ho costruito il muro di stupida difesa che credevo fosse necessario per proteggermi da un uomo che non riuscivo a capire.
Apparentemente duro e sempre orgoglioso, mi ritrovo oggi ha fare un profondo mea culpa, di coscienza proprio, ritrovando in me lo stesso orgoglio stupido nel riconoscere i miei errori. Riconosco oggi la caparbietà nell'andare oltre le difficoltà per impormi al mondo, con le unghie serrate di chi lotta sin da prima di esserne consapevole.
Ed è con questa ragionevolezza che lascio riemergere le immagini delle cene dominate dalla voce di una televisione troppo presente, mentre la bambina a tavola voleva raccontarsi... e ancora la paura di deludere lui, che pian piano è diventata stupida voglia di rivalsa, del tutto inutile... e la mancata comunicazione alla quale non riuscivo a dare spiegazione.
Tutte le mie amichette avevano un padre sempre presente e curioso di ascoltare i loro racconti, mentre il mio era troppo stanco per sentirmi. E non nego quanto abbia fatto male a quella bambina il suo silenzio. Ha covato negli anni, senza mai dar tregua ai suoi tanti dubbi e si è convinta di essere l'anatroccolo nero nel lago pieno già di cigni bianchi.
Ma veniamo a questa mattina, quando alcuni operai giù nel piazzale dell'ufficio stavano lavorando aspramente per ripristinare la copertura marmorea del pavimento. Polvere e rumori. Vento e rumori.
Quando dalla finestra all'operaio che tagliava quel marmo è stato intimato di smettere di far rumore, concesso dalle 7.30 del mattino alle 9.00... per il rispetto di chi nell'ufficio ci lavora. Gli è stato chiesto di allontanarsi per tagliare i lastroni di marmo, per poi portarli liddove dovevano essere posati.
L'operaio era mio padre 20 anni fa, stesso maglioncino e uguale stazza. Ha chiesto scusa, come se fosse impegnato in un'attività divertente e ha lasciato l'attività a metà.
Ho rivisto mio padre e ho sentito il suo malessere. E' stato uno schiaffone a quella bambina che non ha mai compreso cosa il padre facesse per mantenere la famiglia e a quale prezzo.
Umiliazione e freddo e rumori assordanti.
Mi sono vergognata per non aver compreso e anzi giudicato mio padre e mi sono vergognata per non aver mai voluto perdonare le mancanze che sicuramente sono mancate anche a lui.
Oggi chiedo perdono a me stessa per non essere riuscita ad andare oltre e a te, papà, anche se non leggerai, perché so che siamo così tanto simili che sentirai in ogni caso la mia amarezza.
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