Ed ecco la settimana appena trascorsa, iniziata densa di significati e promesse, quasi a voler lasciare l’impronta di chi è ben consapevole che calchiamo questa terra una volta per tutte, senza possibilità di replica. Questo mattina sono qui a ringraziare le nubi che non incupiscono il cielo, rendendolo ancora più che mai l’abbraccio rassicurante in cui ritrovarsi.
È innegabile confermare come a volte il grigiore possa intristire… ma chi non ha mai trascorso ore intere a letto mentre fuori casa il mondo era perso nel suo torpore? Ebbene, oggi so che amo anche la nebbia dei fumi di questo vino… Adesso ho avuto la prova tangibile di quanto io mi senta legata ai giorni che sento miei. Ho nutrito forti dubbi nei confronti della giustizia divina che deve esistere! Ho dubitato della capacità di sentirmi forte e ho provato la rabbia di Davide contro Golia. Il Gigante fa paura quando la sola arma di cui si dispone risulta inefficace rispetto al pericolo. Ho capito che durante il combattimento la peggiore sofferenza deriva dal non riuscire a difendersi, perché la propria arma non tange minimamente l’avversario. Ci affidiamo a chi ci ama, con la paura nel cuore di dargli dolore. Ci abbandoniamo tra le braccia di chi altro non vuole che prendersi cura di noi.
Il tempo trascorre a ricordarci quanta voglia abbiamo di vivere l’apparente monotonia del ripetersi di gesti e parole. Desiderio e affetto si intrecciano in miscugli abili che ci attraversano l’anima, lasciando tracce di sé in ogni sguardo complice che riconosciamo familiare.


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