O almeno così si dice. Ebbene, oggi devo assolutamente scrivermi che così non è.
Insicurezza e ostentazione vanno a braccetto nel momento in cui ci si realizza che ad essere insicuro sei tu innanzitutto.
Il passato non si cancella e trasciniamo quotidianamente il fardello ingombrante dei dolori che ci hanno segnato e distrutto la vita. Ciascuna cicatrice di rinascita, anche se ormai sbiadita, sta lì a ricordarci che abbiamo superato le difficoltà e che siamo rinati, malgrado le difficoltà.
Abbiamo pianto, chi ha avuto la fortuna di non farlo? Abbiamo maledetto quel giorno...
Ci siamo crogiolati nel fondo più tetro della solitudine per poi risalire la china.
E poi? Poi accade che tutto passa, tutto, insegnandoci la forza di reagire e il bisogno di affermare continuamente il proprio ego.
Se analizzo l'accaduto, capisco sempre meglio che il trauma si è trasformato in un egocentrismo dettato dall'insicurezza, che ancora non supero. Non riesco a comprendere come sia potuto accadere che la ragazza timida e insicura si sia trasformata della ondeggiante e prorompente femme fatale che solo gli altri vedono.
Combatto ogni giorno cercando di piacermi sempre, indossando i miei abiti migliori e astenendomi dalla trascuratezza... eppure non basta a rendermi serena. Oggi avverto il chiaro disagio di chi ha trasformato la sua esistenza in una sfida continua per sconfiggere se stessa e vincere il primo premio.
Rifletto sulla malizia di chi guarda con gli occhi della lussuria, sempre pronta a lasciar scivolare in silenzio le allusioni sessuali di cui sono inconsapevole vittima.
Rifletto sull'ipocrisia di chi appoggia ogni argomentazione per poi mascherare le proprie reali convinzioni dietro il monitor di un ufficio... è questa la competizione? Non la conoscevo.
Oggi decido di trasformarmi nella routine a cui gli altri sono addetti e di sentirmi tale e quale alla trasparenza che mi circonda... come si suol dire, la vita è fuori da quest'ufficio, nel quale trascorro comunque la parte maggiore del mio tempo. Fingerò la superficie che non mi appartiene, e non perché infastidita dalla pochezza umana, ma semplicemente stanca dei finti sorrisi e delle parole misurate e studiate per conquistare la mia fiducia.
Provo un senso forte di sconforto e di solitudine.
Persino la Barbona della stazione Ostiense è andata via, lasciando il vuoto.
Le mie amiche sono ormai lontane e la mia famiglia anche.
Sola, sempre.
Ma anche questo passerà, come tutto.. e magari mi insegnerà ad affidarmi davvero soltanto a me stessa.
La guerra è guerra.


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