La metropolitana è foriera di incontri che costringono la mente a riflettere sulla fortuna che viviamo ogni giorno nella possibilità di coricarci e riaprire gli occhi coscientemente.
Chi ha mai guardato l'altro con gli occhi del bambino? Riusciamo a capire, oltre lo sguardo, chi ci circonda?
Oggi non è il piagnucolante grido d'aiuto dello svitato mattutino ad avermi affranta, quanto il riso di chi ancora non sa della propria follia.
Il racconto è breve ma intenso: viaggio quotidiano, i soliti casuali scontri umani, gente che si respira... quando lui fa il suo ingresso blaterando a voce alta dei suoi rimpianti e di tutte le ingiustizie che da sempre sopporta...
Mi chiedo chi sia, quale storia abbia alle spalle, quanti traumi abbia vissuto...
Tante domande che restano però sempre prive del senso pratico della verità.
Trincerata in bigottismi antichi, carica di sana curiosità incrocio il suo viso beffardo e comprendo la labilità di noi esseri umani.
Siamo pigri nell'amare, svogliati nell'impegno e bisognosi di attenzione ed egocentrismo: necessitiamo proprio di forza per resistere alle magagne di tutti i giorni!
Ci lasciamo trascinare da correnti di superficialità e non comprendiamo la vera importanza del sentirci vivi.
La stranezza ci circonda muta, ma grida la disperazione dell'indifferenza.
La vita è l'invenzione che sappiamo di dover accettare, ma che ancora riusciamo a rifiutare, voltando lo sguardo per evitare di accogliere la diversità.
Dovremmo comprendere che l'altro da noi non per forza rappresenta l'errore, la falla nel sistema.
Perché sentirci perfetti? Perché?
Riflessioni, queste, che da stamane hanno invaso la mia mente, costringendola alla resa: ogni pagina è un pezzo di me che nasce e cresce... per poi sedimentarsi nello smisurato etere, senza possibilità alcuna di dimenticare...


bellissimo post, oltre all'omaggio dell'elogio ti indico quello che sono io racchiuso in questa poesia
RispondiEliminaSon forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
5 "follia".
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
10 "malinconia".
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
15 "nostalgia".
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
20 Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.
Aldo Palazzeschi