La giornata ha avuto un ottimo inizio: la neve ha allontanato la sua minaccia e il venerdì è alle porte. Salgo in metro al volo, come sempre, e mi infilo nei 50 centimetri liberi tra la signora che diffida anche di sua mamma e la ragazzina con gli occhiali chic da intellettuale.
E quando credo di aver avuto fortuna nell'esser riuscita a trovar spazio per me, c'è lui, l'uomo con il giornale, distinto ma poco cordiale, che sceglie di forzare il suo ingresso schiacciando la povera borsa stracolma che mi assiste ogni giorno.
Ebbene, ci siamo, il mio vagone prende vita, cigolando le porte si chiudono, insieme alla speranza di respirare aria pulita... La metro è una delle più grandi invenzioni dell'uomo: tanti chilometri percorsi in un tempo che definire breve è poco realistico. Roma è Roma... i mezzi pubblici non fungono sempre al meglio, ma questo treno è veloce quasi quanto i miei pensieri.
Cavour, Colosseo, Circo Massimo si rincorrono, ripartendo con scie dinamiche che riescono a lasciarmi quasi indifferente, considerando la stabilità del mio tacco 13.
Raggiungo la mia destinazione, dove l'attesa s'infrange contro il ritrovare la sorpresa... nella volontà e nel bisogno di sentirmi unica, la sola donna al mondo capace!
Ricomincio una nuova giornata e auguro il buongiorno alla spensieratezza totalizzante che mi pervade... e sento che adesso è giovedì, un giovedì come tanti per molti probabilmente, ma per me è un giorno nuovo!
Ogni attimo è novità e silenzio e comprendo il senso di ogni vagare senza meta e realizzo la serenità del conoscersi.
Sono sola, finalmente, in un ufficio che ormai ha imparato a conoscere il riso sconsiderato e i più atroci tormenti. E in quell'ufficio io trascorro le mie ore, complice di chi soltanto ha capito che la felicità è il secondo in cui tutto l'universo può crollare, mentre Noi restiamo immobili.
Questo è il senso di ogni nuovo inizio!


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